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La
lotta all’evoluzionismo è stato uno degli elementi che ha
caratterizzato gli anni dell’ultimo Governo di centro
destra. Dalle scuole all’università, dai più prestigiosi
centri di ricerca alla piazza la parola d’ordine era far
fuori Darwin, bollare le sue teorie come superate e
antiscientifiche. Posizioni antistoriche e anticulturali
imbarazzanti in cui lo scorso governo si è mostrato più
papista del papa e il Vaticano ringrazia.
Baluardo della
lotta contro gorilla e scimpanzé blasfemi Alleanza nazionale
che, dopo aver attaccato i libri di storia, accusa quelli di
scienze per la divulgazione dell’evoluzionismo, colpevole,
tra l’altro, di favorire l’egemonia della sinistra [Cfr.
Darwin, l’evoluzione non piace alla destra, Il
Manifesto, 19 febbraio 2003, p.15]. Un’affermazione
interessante considerando che l’URSS di Stalin fu l’unico
regime a vietare l’evoluzionismo (pare infatti che la
Moratti si sia ispirata a Stalin nella sua riforma dei
programmi scolastici) e Marx considerava Darwin colpevole di
una deviazione borghese e capitalista della scienza. La
“Settimana antievoluzionista” organizzata da AN e
dall’Alleanza studentesca a Milano nel febbraio 2003, con il
patrocinio e dal Comune. Il convegno ospitò interventi
memorabili per dimostrare l’infondatezza scientifica
dell’evoluzionismo, tra i quali spicca l’incontro
conclusivo: “Evoluzionismo: una favola per le scuole” in cui
si suggeriva di ispirarsi all’America, dove il
creazionismo viene insegnato nelle scuole (intervento
della consigliera comunale di FI Ciabò Barbara) e che è
meglio rintracciare le proprie radici in Romolo e Giove
piuttosto che in quelle proposte dagli evoluzionisti che
strisciano per terra, in quanto vermi (dichiarazione di
Falcio Nucci, allora vicepresidente della Provincia di
Milano, AN).
Pochi mesi dopo
viene nominato ai massimi livelli del CNR un
antievoluzionista [Cfr. Darwin licenziato, L’nità, 23
marzo 2004, p.1]. Si entra così nel 2004 e il testimone
passa nelle mani del Ministro dell’Istruzione Letizia
Moratti che dà il via alla sua “Riforma della scuola”. Nella
ridefinizione dei programmi di scienze per le scuole
secondarie di primo grado la Ministra si affida a Giuseppe
Bertagna, allora direttore del Dipartimento di Scienze della
formazione e della comunicazione dell’Università di Bergamo.
Il professore ha idee molto chiare sulla questione
dell’evoluzionismo, e ad un quotidiana dichiara:
L’evoluzionismo è una degenerazione [Cfr. Scuola,
taglio e cucito ma niente Darwin, La Repubblica, 17
aprile 2004, p. 16]. Darwin cade in mani sicure e scompare
dai nuovi piani di studi ministeriali. Nel Decreto
legislativo n. 59 del 19 febbraio 2004, allegato C (Indicazioni
nazionali per i piani di studi personalizzati nella Scuola
Secondaria di 1° grado) l’insegnamento
dell’evoluzionismo viene omesso. Si parlava di insegnamento
di “struttura, funzione e evoluzione dei viventi” già nei
programmi del 1979 (Decreto Ministeriale 9 febbraio 1979
leggi
Decreto Ministeriale 9 febbraio 1979).
Si
accorge della censura l’ufficio studi della Cisl. La
comunità scientifica ed accademica è subito in rivolta. Ad
un’iterrogazione parlamentare di sette senatori
dell’opposizione di centro sinistra, Letizia Moratti così
risponde: "Le indicazioni nazionali privilegiano le
narrazioni fantastiche, i cosiddetti miti delle origini, che
favoriscono l'approccio del bambino al dato scientifico. Le
precedenti generiche indicazioni, trattando dell'uomo e
dell'ambiente, hanno portato gli autori dei testi scolastici
a trattare diffusamente i contenuti di questo tema,
sistematizzando i principi sull'evoluzione della specie
umana, ricomprendendo anche la teoria di Darwin" [Cfr.
Gli scienziati: “Non cancellate Darwin dalla scuola, La
Repubblica, leggi
Leggi ]. Alcuni dei maggiori scienziati italiani inviano
un
Appello al MInistro, pubblicato su Repubblica il 23
aprile 2004 . Tra i firmatari ci sono i nomi del Nobel
Renato Dulbecco, Margherita Hack e di
un’altra decina di scienziati italiani di fama
internazionale, titolari di cattedre in genetica molecolare,
fisica, pediatria delle principali università del mondo,
aderiscono all’appello quasi 50mila cittadini. Gli studenti
che scendono in piazza per protestare contro il primo modulo
della “riforma Moratti” scioperano anche per Darwin e per
questa assenza che, nelle parole dei firmatari dell’appello
al Ministro, rappresenta una limitazione culturale e una
rinuncia a svilupparne la curiosità scientifica e l'apertura
mentale. Nei mesi successivi alcune scuole
organizzeranno il “Darwin Day”, sulla scia di esperienze
analoghe che si svolgevano nel resto del mondo già da molti
anni.
Davanti a tutte
queste rimostranze Letizia Moratti affida ad un gruppo di
esperti il compito di redigere un rapporto, comunque non
vincolante, su Darwin e l’evoluzionismo. È il 28 aprile 2004
e si assiste ad un fatto nuovo e sconcertante: un Governo si
sostituisce alla comunità scientifica e al dibattito nelle
sedi preposte, e commissiona uno studio sulla validità di
una teoria scientifica.
La commissione
comprende nomi illustri, Rita Levi Montalcini, senatore a
vita e Premio Nobel per la Medicina, Carlo Rubbia, Roberto
Colombo, professore di neurobiologia e genetica
all'Università Cattolica Sacro Cuore di Milano e Vittorio
Sgaramella, professore di Biologia molecolare all'Università
della Calabria. Se ne riparla circa un anno più tardi,
quando nell’anniversario del Decreto legislativo n. 59 i
giornali rilevano che nulla è cambiato [Cfr. Darwin a
scuola, la Moratti non si evolve, L’Unità, 25 febbraio
2005, p. 24] . Il risultato dei lavori di questa commissione
è un documento di una decine di pagine in cui si afferma,
come era ovvio, che l’insegnamento delle scienze non può
prescindere dall’insegnamento della teoria evoluzionista e
di Darwin. Viene presentato al Ministro il 23 febbraio e la
Moratti si affretta a dichiarare che, visionate le
motivazioni della commissione, Darwin ritornerà nei
programmi fin dalle elementari. I firmatari del documento
hanno colto l’occasione anche per denunciare la mancanza
generale di una linea di formazione scientifica adeguata nei
nuovi programmi per i giovani studenti [Cfr. Darwin
recuperato. Ma la riforma è da rifare, Il Sole 24 ore,
25 febbraio 2005, p. 13].
Nel Decreto
legislativo del 17 ottobre 2005, nelle Indicazioni
nazionali per i piani di studio personalizzati - Obiettivi
specifici di apprendimento per le Scienze per le Scuole
secondarie di primo grado (Allegato F
Visualizza pdf ) ricompare finalmente l’indicazione
dell’insegnamento di Darwin per i programmi della terza
media. Rimangono quindi ancora escluse le scuole
dell’infanzia del primo ciclo, le elementari. Questi aspetti
sono al centro del richiamo all’Italia e all’operato del
Ministro Moratti nell’ambito della risoluzione non
vincolante contro i pericoli che l’insegnamento del
creazionismo può comportare nell’educazione delle nuove
generazioni. Su questo punto pare si soffermasse una il
documento redatto dai “saggi” della commissione istituita
dalla Moratti. Risale al novembre 2005 una polemica
sollevata da MicroMega, che pubblica una versione del
documento diversa da quella resa pubblica dal Ministro. In
essa si legge: Trascurare l’insegnamento del
l’evoluzione, in favore della quale esistono oggi molti
fatti incontrovertibili e teorie molto chiare, probabilmente
ignorati dagli estensori delle norme ministeriali, sarebbe
un errore intollerabile in una società che si ritiene civile
[Cfr. “Censurato il testo dei Nobel”, giallo su Darwin,
Corriere della Sera, 3 novembre 2005, p. 26]. L’ipotesi di
MicroMega fu confermata da uno dei “saggi”, il
biologo molecolare Vittorio Sgaramella, ma invalidata dalle
dichiarazioni di Rita Levi Montalcini [Cfr.
Montalcini: la Moratti ha già inserito Darwin nei nuovi
programmi, Il Sole 24 Ore, 18 novembre 2005, p. 12]. Al
di là di questo Scaramella ha dichiarato al Corriere: La
lacuna nella parte più vistosa e meno accettabile è stata
sanata: la teoria dell’evoluzionismo è ricomparsa nei
programmi, ma questo non era minimamente negoziabile. Resta
purtroppo una rappresentazione della scienze come una serie
di ipotesi e non di teorie e di leggi che ancora non ci
soddisfa”.
L’evoluzionismo è
quindi tornato nelle indicazioni per i programmi delle
scuole medie, manca ancora in quelli delle scuole
elementari, ma ciò che è grave, soprattutto, è il tentativo
di allineare la scuola italiana a delle tendenze ideologiche
diffuse soprattutto negli Stati Uniti, particolarmente gravi
e distruttive per l’intera cultura occidentale.

La lotta tra
creazionisti e evoluzionisti negli USA e nelle scuole
Americane è da anni molto aspra, e si gioca non solo nelle
aule di scuola ma anche in quelle dei tribunali e del
Congresso. Le vie legali hanno fino ad ora dato torto a
coloro che volevano imporre l’insegnamento del creazionismo.
Risale al dicembre 2005 una sentenza di un giudice federale
della Pennsylvania che ha bloccato la scelta di una scuola
di impartire lezioni basate sulla terrai del “disegno
intelligente” [Cfr. Usa, i giudici salvano Darwin. “Non
si insegna il creazionismo”, La Repubblica, 21 dicembre
2005, p. 25]. Ma si calcola che in più di trenta stati
americani vi siano delle norme che declassano
l’evoluzionismo al livello di una dottrina religiosa (Guarda
la piantina realizzata dal Time). La tv Cbs ha condotto
un sondaggio nel 2005 dal quale è risultato che due
americani su tre sono a favore dell’insegnamento del
creazionismo. Alla loro testa si pone il Comandante in capo
George W. Bush che ha dichiarato: Nelle aule bisognerebbe
afforntare il creazionismo insieme all’evoluzionismo, gli
studenti devono studiare entrambe le teorie e la decisione
deve essere presa dai distretti scolastici, non dal governo
federale [Cfr. Ora c’è anche Darwin nel mirino di
Bush, La Stampa, 8 agosto 2005, p. II].
L’Italia deve ben
guardarsi dai colpi di mano di Ministri, politici, preti o
pseudo-scienziati se non vuole gettare all’aria più di 150
anni di storia della scienza e una delle vere radici
culturali dell’Europa moderna.
17 ottobre 2007
Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
Le fotografie sono
tratte dal sito
www.resistenzalaica.it
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