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Redazione

Freakonomics, esce il film negli USA

di Lucia Ferroni

Dal best seller di Levitt e Dubner, un film firmato Spurlock, Gibney, Jarecki, Grady, Ewing e Gordon

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È uscito di recente nelle sale americane il film tratto dal best seller intitolato Freakonomics, un saggio divulgativo di economia pubblicato nel 2005 che ha venduto più di 4 milioni di copie in tutto il mondo. Il film arriva nei cinema USA dopo la proiezione in anteprima allo scorso Tribeca Film Festival e l'uscita online su iTunes e su alcune tv via cavo che ha preceduto di ben un mese quella nelle sale.

Recensioni perlopiù tiepide hanno accolto questo progetto indubbiamente interessante.

A realizzare il film sono stati infatti alcuni tra i più promettenti documentaristi americani che hanno firmato le varie sezioni della pellicola dividendo gli argomenti trattati nel libro in quattro temi.

L'apertura è affidata al regista di Supersize Me, Morgan Spurlock che si è occupato di una questione estremamente delicata affrontato in Freakonomics: quanto i genitori con le loro scelte riescono ad influenzare, in meglio, la vita dei loro figli? Tra queste, oltre alla scuola in cui mandarli e lo stile di vita al quale abituarli, rientra anche la scelta del nome di battesimo. C'è una relazione tra il nome che portiamo e le vicende della nostra vita? In un paese multietnico come gli Stati Uniti, sulla scelta del nome per i neonati influisce spesso la volontà di mantenere un legame col gruppo etnico di provenienza. Questo fa sì che il nome diventi un marchio anche evidente del contesto sociale dal quale si proviene e di conseguenza uno dei fattori attraverso il quale gli altri ci giudicano prima ancora di conoscerci. Morgan Spurlock si occupa nel dettaglio di un paio di casi curiosi e interessanti, citati en passant nel libro, che riguardano proprio la relazione tra un nome fuori dal comune e il destino di chi si è trovato a portarlo.
Alex Gibney ha trattato invece per il film uno dei temi che più affascinano l'economista autore del libro, cioè gli imbroglioni. Si va dagli insegnanti che truccano gli esami dei loro studenti affinché le loro classi rientrino negli standard richiesti, così da poter ottenere promozioni e altri bonus, fino agli incontri di sumo truccati.

Il terzo documentarista chiamato in causa, Eugene Jarecki si occupa di uno dei temi cardine in Freakonomics: il fatto che spesso cadiamo in errore considerando come causa ed effetto due fattori che sono sì correlati ma non in maniera così diretta, mentre ci sfugge come la vera causa del fenomeno sia in realtà qualcosa di meno ovvio e a portata di mano. Ed è proprio a questo proposito che entra in gioco la tesi più esplosiva tra quelle sostenute in Freakonomics, cioè l'idea che il calo della criminalità registrato negli USA negli anni '90 sia stato determinato solo marginalmente dalle ragioni più vicine e contingenti, addotte dai vari esperti che hanno trattato questo tema, mentre la causa sostanziale sia stata la legalizzazione dell'aborto avvenuta circa 20 anni prima. Lasciamo le motivazioni di questa tesi al film (o al libro, se vorrete) per accennare all'ultimo tema di Freakonomics, trattato da Rachel Grady e Heidi Ewing: gli incentivi.

Secondo Levitt essi sono alla base di tutti i nostri comportamenti, dunque identificare quali sono gli incentivi, di tipo economico, sociale o morale, che muovono gli individui, può permetterci di capire come essi si comporteranno. Per rifletter su questo argomento le due documentariste ci propongono un esperimento che non c'è nel libro, quelli di offrire a due ragazzi della prima superiore un incentivo economico come stimolo per migliorare i propri voti scolastici.

A fare da collante tra le diverse voci del film ed introdurre le varie sezioni ha pensato un altro documentarista, Seth Gordon, autore di King of Kong

Ma insomma, che cos’è davvero e di che cosa parla questo Freakonomics?

Scritto a quattro mani da Steven D. Levitt e Stephen J. Dubner, il libro riassume i risultati delle principali ricerche fatte dal primo, docente di economia all'Università di Chicago, in una versione che il lavoro del secondo, giornalista del New York Times, ha reso scorrevole e adatta al grande pubblico.

Levitt è un economista insolito, anche se non unico nel suo genere, considerato uno dei più promettenti della sua generazione. Come altri studiosi prima di lui, Levitt pensa che sia più interessante applicare gli strumenti di analisi dell'economia a problemi concreti della vita quotidiana piuttosto che a speculazioni teoriche. Ciò che lo contraddistingue è la capacità di porsi domande originali e all'apparenza strampalate alle quali trova delle risposte sensate basandosi sull'analisi di una gran quantità di dati. È così che Levitt può dimostrare come molti assunti dati per scontati dalla maggioranza di noi siano in realtà luoghi comuni e come gli esseri umani agiscono sempre rispondendo a dei precisi incentivi.

Il pubblico italiano ha per ora avuto a disposizione oltre al trailer solo la clip dei primi 3 minuti del film, nei quali è evidente come il mezzo visivo sia servito ad animare la presentazione dei moltissimi dati chiamati in causa da Levitt. Per poter giudicare però quanto i registi abbiano aggiunto della loro esperienza di documentaristi e quanto il film riesca ad andare oltre un libro che indubbiamente merita di essere letto, dovremo aspettare che il film arrivi in Italia.

 

 

Lucia Ferroni

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola