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Avatar

di Vanda Pelling

 

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Dopo quindici anni di gestazione, James Cameron daʼ finalmente alla luce la sua creatura che non manca di fare rumore, soprattutto in Italia dove è ritardata lʼuscita nelle sale per motivi di marketing, per non disturbare gli incassi dei cinepanettoni. Unʼattesa che non ha deluso certamente e che ha reso anche più gustosa la visione.

Avatar è dallʼinizio alla fine una delizia per gli occhi, curatissimo in tutti i minimi particolari di questo iperfuturo pieno di tecnologie avanzatissime, dove lʼuomo può risvegliarsi dopo anni di criosonno e controllare un alter ego alieno a distanza mediante una fusione di DNA e tecnologia, un ipotetico 2154 dove sembra essere tutto diverso e perfetto ma dove , alla fine, sembra essere rimasto tutto sempre lo stesso, un universo più vasto dove lʼuomo viaggia nelle stelle e si insedia su altri pianeti.

Ad esempio Pandora, un pianeta dal sottosuolo ricchissimo sul quale il genere umano ha puntato gli occhi organizzando una spedizione scientifico-militare per studiarne le caratteristiche biologiche e tentare di appropriarsi dei suoi minerali preziosi per la Terra.

Dato che lʼatmosfera di Pandora è tossica per lʼessere umano, gli studi della dottoressa Grace Augustine danno vita al progetto Avatar, che rende possibile vivere su Pandora controllando a distanza degli essere identici ai nativi Navi. Sebbene la spedizione sia inizialmente pacifica e tenti la via diplomatica, lo scontro non sarà evitato, essendo i Navi, decisi a difendere la propria identità culturale.

Grazie al 3D si è trasportati ed immersi nella vita del pianeta Pandora, dove Cameron a moʼ di creatore, ha pensato proprio a tutto, dando vita a flora e fauna fantasiose e fantastiche, che oscillano dallʼ immaginario puramente fantascientifico al fantasy, creando le tradizioni, la storia e i costumi del popolo Navi, i loro corpi e la loro lingua, paesaggi degni di Peter Jackson e azioni stellari degne di George Lucas.

Avatar raccoglie in seʼ tanti diversi spunti che non mancano di rimandare ad altre storie reali o meno, così come non lascia andare lo stereotipo dei militari senza scrupoli, dei cattivi che si oppongono ai buoni, dellʼuomo civilizzato che posa la sua mano su popolazioni più deboli ma infinitamente più sagge. Uno stereotipo a cui fanno eco da lontano le politiche mondiali, la storia dellʼuomo e che sembra trovare una soluzione nella presenza mistica di Eywa, la divinità Navi che «non prende le parti di nessuno ma si occupa di mantenere lʼequilibrio della vita».

Un lavoro enorme, di anni e di cura dei particolari, di tecnica e tecnologia, che rende le due ore e mezza del film scorrevoli e godibili, piacevoli, avvincenti, anche se di tanto in tanto affiora la sensazione di “già visto”.

Vanda Pelling

25 gennaio 2010

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola