Il
nuovo film di James Cameron, arrivato nelle sale dopo una
lunga e dispendiosa produzione, ci porta su un pianeta
chiamato Pandora. Qui gli uomini del futuro hanno costruito
il loro insediamento: una grigia, fredda, ipertecnologica
base piena di soldati, armi e qualche scienziato.
L'interesse che li muove è, ovviamente, economico e si
scontra, com'era inevitabile, tanto con il benessere del
pianeta quanto con quello dei suoi abitanti originari, i Na'Vi.
Mentre una
scienziata cerca di conoscere e capire questo popolo, chi
dirige le operazioni freme per poter mettere le mani sulle
ricchezze del sottosuolo di Pandora e tiene in caldo truppe,
missili e bombe sapendo che la forza è sempre più
convincente della diplomazia.
Ad infiltrarsi tra
i Na'Vi sarà Jake, un ex marine costretto su una sedia a
rotelle, appena arrivato su Pandora; partito con la missione
di scoprire i punti deboli di questo popolo, finirà per
innamorarsi del loro modo di vivere.
Già da questo
quadro sommario risulta piuttosto chiaro come la trama di
Avatar sia una storia vecchia quanto la presunzione
dell'uomo (bianco) di poter conquistare e ottenere tutto ciò
che vuole. Si tratta di una storia che abbiamo già visto e
letto numerose volte, quella dell'incontro con una cultura
differente dalla propria, giudicata in principio
superficialmente, dall'esterno, ma che si finisce poi per
difendere. Insomma, come è già stato fatto notare,
nient'altro che la trama di Pocahontas.
Eppure, Avatar
è un grande film.
Anche se è chiaro
come il sole chi sono i buoni e i cattivi, cosa sta per
succedere e chi vincerà alla fine, questo film di più di due
ore e mezza scorre senza noia né cali. L'ingranaggio
narrativo, pur se non straordinariamente originale, cattura
a dovere lo spettatore e lo immerge in un mondo di immagini
che sono il suo aspetto più esaltante.
Avatar
infatti ci porta in un mondo che non avevamo mai visto.
Non solo ci fa
tuffare con grande realismo in uno spettacolo naturale di
cascate e foreste che forse esiste ancora in qualche parte
incontaminata della Terra, ma fa di più. Con grande potenza
immaginativa crea una miriade di dettagli per descrivere un
universo in cui uomo e natura vivono davvero in simbiosi. Le
forme e i colori di animali, fiori e piante e degli stessi
Na'Vi sorprendono ad ogni passo. Grazie all'ausilio della
proiezione in 3D proprio queste scene di una potente e
straordinaria natura incontaminata conquistano lo
spettatore, non facendo rimpiangere la scelta di pagare un
biglietto più salato del solito.
Nella filosofia
dei Na'Vi, esseri che vivono rispettando tutte le creature
perché parti di un'unica rete di energia vitale, vengono
mescolati valori ecologisti e concezioni orientali, creando
un mix affascinante. Alcuni temi del film non sono nuovi nel
panorama cinematografico: l'idea di un collegamento
organico, simile a quello ottenuto attraverso la treccia di
capelli dei Na'vi, è la porta biologica usata in
Existenz di Cronenberg. In
quel film i personaggi guidavano con la loro mente dei corpi
virtuali, così come succede in Matrix.
Anche in Avatar
accade qualcosa del genere ma si va oltre, perché il
protagonista con la sua mente controlla non un'immagine di
sé, bensì un altro essere vivente, metà umano e metà Na'Vi,
attraverso il quale recupera le capacità motorie ormai
negate al suo corpo terrestre. Dotato di questo nuovo fisico
e di fronte alla bellezza di un sogno di mistica fusione con
la natura, come potrebbe il protagonista non preferire quel
mondo al nostro?
Lucia Ferroni
20 gennaio 2010
Periodico registrato
il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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Semmola