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A leggere la trama
di questo film viene subito da pensare ad un thriller di
tutto rispetto, di quelli capaci di coinvolgerti e tenerti
col fiato sospeso fino alla fine. Gli elementi dell'intrigo
perfetto in effetti ci sono tutti, dalla location misteriosa
e inquietante, ai segreti che man mano vengono a galla, fino
all'intreccio politico.
Protagonista della
storia è un ghost writer inglese, un autore che si occupa di
redigere testi firmati da qualcun altro. Il suo agente gli
propone un lavoro che gli frutterà molto bene: portare a
termine l'autobiografia dell'ex Primo Ministro britannico,
Adam Lang, lasciata incompiuta dal suo precedente ghost
writer, morto in seguito ad un incidente sospetto. Anche se
titubante il protagonista accetta il lavoro e il suo
rigidissimo protocollo che lo obbliga a lavorare soltanto
nella casa di Lang dove il manoscritto è tenuto sotto
chiave. In questa moderna costruzione con le pareti vetrate
e il salotto in pelle nera su una desolata e ventosa isola
degli States, lo scrittore conosce lo staff che ruota
attorno al politico, compresa la moglie, una donna acuta e
sospettosa, con l'aria della belva in gabbia. Mentre
comincia il lavoro sul manoscritto, la situazione precipita:
un ex ministro accusa Lang di aver autorizzato la cattura di
alcuni sospetti terroristi in seguito torturati dai servizi
segreti statunitensi.
La stampa accorre
sull'isola e nel frattempo il protagonista scopre alcuni
indizi raccolti dal suo predecessore, cominciando a
sospettare che la sua morte non sia stata un incidente
casuale. Segue le tracce che lo portano a dipanare l'intrigo
politico la cui chiave sembra risiedere proprio nel
manoscritto stesso.
Si, è vero, gli
elementi ci sono tutti e leggendo la trama viene voglia di
vedere il film per conoscere tutta la storia. Peccato però
che la visione della pellicola non mantenga le promesse del
suo intreccio: gli ingredienti del genere si rivelano
infatti molto più simili a degli stereotipi. Anche se
abbiamo il luogo isolato ed inquietante, l'uomo comune che
si ritrova coinvolto in un mistero più grande di lui del
quale man mano vengono a galla alcuni indizi, tutto questo
sembra svolgersi sempre in superficie, senza andare mai in
profondità, né a livello di emozioni né di personaggi. Più
di tutto si sente la mancanza di un preciso senso di
identificazione col protagonista ed è forse questo ad
impedire al film di trasmetterci quella suspence che il
genere presuppone. La figura dello scrittore non viene quasi
per niente approfondita e dunque, pur essendo il classico
uomo comune, noi non riusciamo davvero a riconoscerci in
lui. Anche lo stile del film, per la maggior parte
convenzionale, più che avvicinarsi ai modelli del cinema
classico in questo caso a tratti sfiora lo stereotipo e il
didascalico. Il parallelo da molti tirato in ballo riguardo
a L'uomo nell'ombra con i film di Alfred Hitchcock
sembra del tutto inopportuno, almeno a livello di risultati,
perché in questo caso manca proprio quel meccanismo ben
oliato che nel cinema classico riesce a trascinare lo
spettatore dentro il film.
Un livello di
suspence e tensione molto diverso è quello che si trova
nelle pellicole di Hitchcock dove lo spettatore sente
davvero di potersi identificare con quell'uomo medio
coinvolto in una situazione drammatica che rischia di
stritolarlo. Non solo, ma il mistero celato nel corso della
storia finisce per risolversi in una specie di indovinello
da film giallo che ci lascia con un pizzico di delusione.
A conti fatti la
cosa più riuscita del film è forse la scena finale:
insensata e spiazzante, conclude il racconto di un mistero
che non è mai stato poi così tanto interessante.
Lucia Ferroni
17 aprile 2010
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