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L'uomo nell'ombra di Roman Polanski

di Lucia Ferroni

 

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A leggere la trama di questo film viene subito da pensare ad un thriller di tutto rispetto, di quelli capaci di coinvolgerti e tenerti col fiato sospeso fino alla fine. Gli elementi dell'intrigo perfetto in effetti ci sono tutti, dalla location misteriosa e inquietante, ai segreti che man mano vengono a galla, fino all'intreccio politico.

Protagonista della storia è un ghost writer inglese, un autore che si occupa di redigere testi firmati da qualcun altro. Il suo agente gli propone un lavoro che gli frutterà molto bene: portare a termine l'autobiografia dell'ex Primo Ministro britannico, Adam Lang, lasciata incompiuta dal suo precedente ghost writer, morto in seguito ad un incidente sospetto. Anche se titubante il protagonista accetta il lavoro e il suo rigidissimo protocollo che lo obbliga a lavorare soltanto nella casa di Lang dove il manoscritto è tenuto sotto chiave. In questa moderna costruzione con le pareti vetrate e il salotto in pelle nera su una desolata e ventosa isola degli States, lo scrittore conosce lo staff che ruota attorno al politico, compresa la moglie, una donna acuta e sospettosa, con l'aria della belva in gabbia. Mentre comincia il lavoro sul manoscritto, la situazione precipita: un ex ministro accusa Lang di aver autorizzato la cattura di alcuni sospetti terroristi in seguito torturati dai servizi segreti statunitensi.

La stampa accorre sull'isola e nel frattempo il protagonista scopre alcuni indizi raccolti dal suo predecessore, cominciando a sospettare che la sua morte non sia stata un incidente casuale. Segue le tracce che lo portano a dipanare l'intrigo politico la cui chiave sembra risiedere proprio nel manoscritto stesso.

Si, è vero, gli elementi ci sono tutti e leggendo la trama viene voglia di vedere il film per conoscere tutta la storia. Peccato però che la visione della pellicola non mantenga le promesse del suo intreccio: gli ingredienti del genere si rivelano infatti molto più simili a degli stereotipi. Anche se abbiamo il luogo isolato ed inquietante, l'uomo comune che si ritrova coinvolto in un mistero più grande di lui del quale  man mano vengono a galla alcuni indizi, tutto questo sembra svolgersi sempre in superficie, senza andare mai in profondità, né a livello di emozioni né di personaggi. Più di tutto si sente la mancanza di un preciso senso di identificazione col protagonista ed è forse questo ad impedire al film di trasmetterci quella suspence che il genere presuppone. La figura dello scrittore non viene quasi per niente approfondita e dunque, pur essendo il classico uomo comune, noi non riusciamo davvero a riconoscerci in lui. Anche lo stile del film, per la maggior parte convenzionale, più che avvicinarsi ai modelli del cinema classico in questo caso a tratti sfiora lo stereotipo e il didascalico. Il parallelo da molti tirato in ballo riguardo a L'uomo nell'ombra con i film di Alfred Hitchcock sembra del tutto inopportuno, almeno a livello di risultati, perché in questo caso manca proprio quel meccanismo ben oliato che nel cinema classico riesce a trascinare lo spettatore dentro il film.

Un livello di suspence e tensione molto diverso è quello che si trova nelle pellicole di Hitchcock dove lo spettatore sente davvero di potersi identificare con quell'uomo medio coinvolto in una situazione drammatica che rischia di stritolarlo. Non solo, ma il mistero celato nel corso della storia finisce per risolversi in una specie di indovinello da film giallo che ci lascia con un pizzico di delusione. 

A conti fatti la cosa più riuscita del film è forse la scena finale: insensata e spiazzante, conclude il racconto di un mistero che non è mai stato poi così tanto interessante.

Lucia Ferroni

17 aprile 2010

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola