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Avete
mai fatto caso a quante ragazze carine ci sono ai concerti
jazz? Io frequento solitamente le stagioni “classiche” ed è
forse per questo che mi è saltato subito all’occhio.
Niente contro le eleganti signore ottantenni che vanno a
sentire Mozart o Chopin ma che considerano esageratamente
moderno il Beethoven degli anni ’20. Non voglio insinuare
che le ragazze carine siano più colte e preparate delle
eleganti signore, probabilmente non è così! Voglio dire che
ad un concerto jazz si respira un’aria differente, leggera,
ci sono molti giovani e si ascolta tutto senza pregiudizi;
non si assiste ad una “sacra celebrazione artistica” ma solo
ad un concerto.
Questa riflessione non vuole essere facile critica
all’impermeabilità delle vecchie istituzioni “classiche”,
vorrebbe solo dare uno spunto per riflettere.
Come è possibile che la musica contemporanea che deriva
dalla tradizione classica (Sciarrino, Kurtag, Stroppa,
ecc…), che gode di ottima salute abbia grossissimi problemi
a crearsi uno spazio dignitoso nelle stagioni dei concerti?
Ritornando al nostro concerto…Uri Caine:
pianoforte, piano elettrico; Tim Lefebvre:
basso elettrico; Zach Danzighe: batteria; in
più l’elettronica, qualche portatile e lettore Mp3 per
allargare il trio. Sembra proprio che il trio non sia un
trio, anche quando i musicisti non usano l’elettronica la
tavolozza sonora muta in continuazione, il piano diventa una
marimba o uno xilofono, il basso si fa percussione, rumore
chitarra e perfino tromba (o trombetta).
La materia sonora prende forma, si plasma e diventa autonoma
e autosufficiente, si stratifica e si ripete spesso
circolarmente; varia leggermente, fluisce.
Il concerto è formato da un unico impasto, diviso in parti
sì, ma che non sono vari brani; mancano idee melodiche
caratterizzanti, l’improvvisazione non è variazione ma
creazione, creazione sana, divertente.
La varietà è stata comunque un fattore indispensabile, da
cosa nasceva? Dagli elementi ritmici per primo, il
batterista li creava e mescolava; da qui nasceva tutto, si
creava l’ossatura completa.
Secondo: l’elettronica. L’uso di elementi registrati
serviva anche in questo caso più come materiale ritmico che
melodico-armonico; in più questo materiale digitale
illuminava fiocamente vari generi, influenzando
l’improvvisazione e lo stile dei tre esecutori.
Si è passati così , quasi ad occhi chiusi, attraverso i
decenni e i continenti; dal blues al free jazz,
dalla musica latina a ritmi dance e hip hop, dal
drum & bass al groove.
Grande musica. Grande concerto!
Mauro Tonolli
ma_tonolli@yahoo.it
4 novembre 2007
La fotografia di Uri Caine al piano è tratta
da internet (www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm?mpg=4240), se qualcuno riconoscesse
lesi i primi diritti d'autore, ci
contatti e provvederemo a rimuoverla
tempestivamente
info@sindromedistendhal.com
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