La
parabola televisiva di Enzo Biagi, aperta e chiusa da RT-
Rotocalco televisivo, dal 1962 al 2007, con l'interruzione
causata dalla nebbia della politica.
Quale futuro per
l'informazione in Italia dopo la vittoria del centrodestra.
Grazie a un centrosinistra che non ha voluto affrontare le
questioni chiave del panorama della comunicazione.
Daniele
Luttazzi e la televisione sono incompatibili sin dal 1989,
anno in cui il celebre attore e scrittore satirico inizia in
Rai una lunga carriera caratterizzata da sospensioni ed
epurazioni.
Allontanato nel
2002 in seguito all’editto
bulgaro di Silvio Berlusconi, Luttazzi ritorna su La 7
nel 2007 con Decameron, sospeso, tuttavia, dopo solo
cinque puntate a causa di una battuta su Giuliano Ferrara.
In questa
intervista descrive il rapporto travagliato tra satira e
potere in Italia , presenta lo spettacolo teatrale
Va’dove ti porta il Clito e il suo nuovo libro La
guerra civile fredda.
Stai portando
in scena nei vari teatri italiani il monologo : Va’ dove
ti porta il clito, scritto nel 1995, parodia dissacrante
di Va’ dove ti porta il cuore, grande successo di
Susanna Tamaro del 1994, datato e, oramai, ricordato
soltanto come un polpettone sentimentale. Come mai hai
voluto riproporre e riattualizzare questo testo satirico? Il libro originale era un concentrato di ideologia
reazionaria e andava demolito come si deve. In questi anni,
quell’ideologia (Dio, patria, famiglia) è diventata
programma di governo, con le conseguenze nefaste che sono
sotto gli occhi di tutti. Ora che i poteri forti hanno
abbandonato Berlusconi (il suo “regno birbonico” finirà a
marzo, secondo una mia profezia) la satira deve occuparsi di
chi l’ha voluto lì per tutti questi anni: gli italiani.
Va’ dove ti porta il clito, in questo, è perfetto. Ho
solo aggiunto dei paragrafi e potenziato la struttura.
E’ dal 1989 che i tuoi spettacoli televisivi subiscono
tagli e sospensioni. Il tuo ultimo show, Decameron,
(2007) sarebbe stato annullato per via di una battuta su
Giuliano Ferrara. A proposito della televisione, Pasolini
disse: L’ideale piccolo borghese di vita tranquilla e
perbene si proietta con furia implacabile in tutti i
programmi televisivi. Tutto ciò esclude i telespettatori da
ogni partecipazione politica, come al tempo fascista. C’è
chi pensa per loro. Non va pronunciata neanche una parola
di scandalo. Non può essere pronunciata, in pratica, neanche
una parola vera. Che ne pensi? Che rapporto c’è , a tuo
avviso, tra satira e televisione?
Pasolini era un
artista e insieme un intellettuale. La sua analisi è
attualissima. La satira è l’arte che racconta le cose per
come sono, non per come dovrebbero essere. Nel farlo, crea
un ambiente di verità che risulta insopportabile al potere,
la cui natura è sempre violenta e propagandistica. Nelle
democrazie compiute, la satira è libera anche in tv. In
Italia, questo non può accadere, come dimostro dal 1989,
perché qui la democrazia è limitata e controllata.
Il PD è simile al Sarchiapone di cui parlava Walter
Chiari durante un noto sketch televisivo. Se ne parla ma
non è ben chiaro cosa sia. A volte sembra inesistente.
Secondo te, se ci fosse un’opposizione vera ed efficace,
ci sarebbero grossi cambiamenti nello scenario socio-
politico italiano? Quando nacque il PD, qualcuno (io) lo definì una
"inevitabile stronzata". Inevitabile perché ai poteri forti
serve un sistema bipolare, più facile da manovrare;
stronzata perché il PD è un partito che non ha più alcun
riferimento alla realtà. Chi rappresenta, il PD? Nessuno.
Ecco perché non è un partito. Infatti non funziona.
Novità di questi ultimi giorni: Berlusconi non crea più
solo leggi ad personam ma anche ad familiam. Cosa pensi del
ddl secondo cui si estenderebbe il legittimo impedimento
anche ai coimputati?
Che è l’ennesimo sfregio berlusconiano alla democrazia
italiana, uno scandalo. Ma non glielo permetteranno. Cade a
marzo.
Da più di trent’anni Berlusconi propone ,con le sue
televisioni, modelli culturali oramai cristallizzatasi nella
forma mentis del senso comune. Secondo te, la parola
teatrale può esercitare un potere rivoluzionario? L’arte è rivoluzionaria nel suo instillare dubbi e nel
suo sollevare domande. Se non fa domande, non è arte, è
propaganda.
Il tuo ultimo libro si intitola: “la guerra civile
fredda”. A cosa si riferisce il titolo? La “guerra civile fredda” è l’esito del progetto organico,
reazionario, fatto di disuguaglianze e gerarchie, che è in
atto da un ventennio nel Paese. Ne sono conseguiti, fra
l’altro, un aumento del 553% della cassa integrazione, una
manovra economica che beffa i ceti medi, un piano
federalista che porterà alla divisione fra regioni di serie
A (magari da annettere alla Carinzia) e di serie B, e leggi
che conculcano i diritti civili più elementari. La satira
aiuta a mettere i fatti in prospettiva. E a giudicare. Ecco
perché dà fastidio.
07 febbraio 2010
Antonella
Fontanella
Periodico registrato
il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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Semmola