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Redazione

Intervista a Daniele Luttazzi

di Antonella Fontanella

In uscita il suo nuovo libro "La guerra civile fredda" e in tournée con "Va dove ti porta il Clito".

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Daniele Luttazzi e la televisione sono incompatibili   sin dal 1989, anno in cui il celebre attore e scrittore satirico inizia in Rai una lunga carriera caratterizzata da sospensioni ed epurazioni.

Allontanato nel 2002 in seguito all’editto bulgaro di Silvio Berlusconi,  Luttazzi ritorna su La 7 nel 2007 con Decameron, sospeso, tuttavia, dopo solo cinque puntate a causa di una battuta su Giuliano Ferrara.

In questa intervista descrive il rapporto travagliato tra satira e potere in Italia ,   presenta lo spettacolo teatrale Va’dove ti porta il Clito e il suo nuovo  libro La guerra civile fredda.

Stai portando in scena nei vari teatri italiani il monologo : Va’ dove ti porta il clito, scritto nel 1995, parodia dissacrante di Va’ dove ti porta il cuore, grande successo di Susanna Tamaro del 1994, datato e, oramai, ricordato  soltanto come un polpettone sentimentale. Come mai hai voluto riproporre  e riattualizzare questo testo satirico?
Il libro originale era un concentrato di ideologia reazionaria e andava demolito come si deve. In questi anni, quell’ideologia (Dio, patria, famiglia) è diventata programma di governo, con le conseguenze nefaste che sono sotto gli occhi di tutti. Ora che i poteri forti hanno abbandonato Berlusconi (il suo “regno birbonico” finirà a marzo, secondo una mia profezia) la satira deve occuparsi di chi l’ha voluto lì per tutti questi anni: gli italiani. Va’ dove ti porta il clito, in questo, è perfetto. Ho solo aggiunto dei paragrafi e potenziato la struttura.


 E’ dal 1989 che i tuoi spettacoli televisivi subiscono tagli e sospensioni.  Il tuo ultimo show, Decameron, (2007) sarebbe stato annullato per via di una battuta su Giuliano Ferrara.  A proposito della televisione, Pasolini disse: L’ideale piccolo borghese di vita tranquilla e perbene si proietta con furia implacabile in tutti i programmi televisivi. Tutto ciò esclude i telespettatori da ogni partecipazione politica, come al tempo fascista. C’è chi pensa per loro. Non va pronunciata neanche  una parola di scandalo. Non può essere pronunciata, in pratica, neanche una parola vera. Che ne pensi? Che rapporto c’è , a tuo avviso, tra satira e televisione?

Pasolini era un artista e insieme un intellettuale. La sua analisi è attualissima. La satira è l’arte che racconta le cose per come sono, non per come dovrebbero essere. Nel farlo, crea un ambiente di verità che risulta insopportabile al potere, la cui natura è sempre violenta e propagandistica. Nelle democrazie compiute, la satira è libera anche in  tv. In Italia, questo non può accadere, come dimostro dal 1989, perché qui la democrazia è limitata e controllata.


 Il  PD è simile al Sarchiapone di cui parlava Walter Chiari durante un noto sketch televisivo.  Se ne parla ma non è ben chiaro cosa sia. A volte sembra inesistente.  Secondo te, se  ci fosse un’opposizione  vera ed efficace, ci sarebbero grossi cambiamenti nello scenario socio- politico italiano?
Quando nacque il PD, qualcuno (io) lo definì una "inevitabile stronzata". Inevitabile perché ai poteri forti serve un sistema bipolare, più facile da  manovrare; stronzata perché il PD è un partito che non ha più alcun riferimento alla realtà. Chi rappresenta, il PD?  Nessuno. Ecco perché non è un partito. Infatti non funziona.


 Novità di questi ultimi giorni: Berlusconi non crea più solo leggi ad personam ma anche ad familiam. Cosa pensi del ddl secondo cui si estenderebbe il legittimo impedimento anche ai coimputati?
Che è l’ennesimo sfregio berlusconiano alla democrazia italiana, uno scandalo. Ma non glielo permetteranno. Cade a marzo.


 Da più di  trent’anni Berlusconi propone ,con le sue televisioni, modelli culturali oramai cristallizzatasi nella forma mentis del senso comune. Secondo te, la parola teatrale può esercitare un potere rivoluzionario?
L’arte è rivoluzionaria nel suo instillare dubbi e nel suo sollevare domande. Se non fa domande, non è arte, è propaganda.


 
Il tuo ultimo libro si intitola: “la guerra civile fredda”. A cosa si riferisce il titolo?
La “guerra civile fredda” è l’esito del progetto organico, reazionario, fatto di disuguaglianze e gerarchie, che è in atto da un ventennio nel Paese. Ne sono conseguiti, fra l’altro, un aumento del 553% della cassa integrazione, una manovra economica che beffa i ceti medi, un piano federalista che porterà alla divisione fra regioni di serie A (magari da annettere alla Carinzia) e di serie B, e leggi che conculcano i diritti civili più elementari. La satira aiuta a mettere i fatti in prospettiva. E a giudicare. Ecco perché dà fastidio.

07 febbraio 2010

Antonella Fontanella

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola