Dalle
ceneri del movimento studentesco, alla formazione dei
partiti extraparlamentari, fino alla lotta armata. L’Italia
degli anni ’70, raccontata in un saggio corale.
Tra i tanti libri pubblicati negli ultimi anni, che
raccontano l’Italia degli Anni di Piombo, Insurrezione
Armata è l’unico che traccia le linee di quello che è
stato considerato uno dei gruppi più importanti e agguerriti
usciti dal ’68, Potere Operaio. E lo fa, lasciando parlare i
protagonisti di quel gruppo. Ne viene fuori, oltre che un
saggio corale, una testimonianza inedita di quella stagione,
sia per chi all’epoca non c’era, sia per chi, pur essendoci,
non ne era coinvolto.
I protagonisti raccontano la loro storia in prima persona,
spiegando come sono entrati nel movimento, le loro origini
familiari, le loro motivazioni ideologiche e sociali, cosa
ne è stato di loro dopo Potop (Potere Operaio). Se
avevano delle speranze, illusioni, passioni; se li spingeva
la curiosità o semplicemente il corso delle cose. Molti di
loro sono restati per poco tempo, altri per molto, alcuni
sono rimasti sconosciuti alle cronache dei tempi, altri
invece si sono resi protagonisti. Accanto a studenti si
trovano operai, professionisti e insegnanti.
Attraverso queste testimonianze, raccolte da Aldo
Grandi tra il 2001 e il 2005, si capisce come
Potop era organizzato, un sistema di cellule separate e
non comunicanti come veri gruppi militari, così che non
potevano esserci pericoli di fuga di notizie. E poi come
avveniva la “raccolta” delle nuove leve, spesso effettuata
fuori dalle scuole. La fase di addestramento al
volantinaggio, un passaggio molto importante per la
formazione dei militanti, buon metodo per capire la fedeltà
delle nuove leve. Tanto dura, da restare un ricordo tra i
più vivi per i protagonisti (alzata all’alba e distribuzione
in qualsiasi condizione di tempo). O ci credevi o mollavi.
E quelli che ci hanno creduto sono rimasti fino allo
scioglimento, avvenuto nel ’73 per entrare poi nella lotta
armata. Morucci, Faranda e altri
ancora.
Il caso dei fratelli Mattei viene ricordato
da molti come fatto che prelude alla fine. E poi il
maschilismo (non evidente agli occhi dei militanti maschi
dell’epoca, ma molto sentito dalle poche donne del gruppo).
I nomi rimasti famosi come quelli di Negri e
Scalzone. La figura carismatica di
Piperno. La morte di Giangiacomo Feltrinelli.
La bella testimonianza di Lanfranco Pace.
C’è tutto, un vero spaccato dell’Italia di quegli anni.